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Chi di noi, vedendo una donna dai lunghi capelli vagare barcollante per le strade, una donna che si potrebbe quasi dire bella, non prenderebbe a cuore il suo destino? Chi non si interrogherebbe sulle cause di quella sua erranza da anima senza pace, di quel suo sguardo senza luce? E sapendola condannata alla solitudine, e in difficoltà per certe sue menomazioni a compiere anche le azoni più banali, chi si sottrarrebbe all’istinto umanissimo di aiutarla? Questione di umanità, appunto. E tuttavia persino l’umanità ha un confine, là dove inizia la paura dell’ignoto. Davvero saremmo tutti così compassionevoli, così integralmente buoni, se quella donna fosse in realtà soltanto l’ombra di una persona? Le tenderemo ugualmente una mano solidale se quella sventurata dai capelli lunghi, che si potrebbe quasi dire bella, non fosse una come noi?
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